Come progettare infrastrutture per l’intelligenza artificiale che siano insieme potenti, efficienti e sostenibili? È una delle sfide decisive del prossimo decennio: una questione che non può essere affrontata in solitudine, ma richiede nuove alleanze tra ricerca, industria e istituzioni su scala globale.

In questo scenario si inserisce l’iniziativa a cui partecipa l’Università di Torino, che riunisce partner italiani e africani nello sviluppo di modelli innovativi per data center e sistemi di calcolo ad alte prestazioni alimentati da fonti energetiche sostenibili.

L’Ateneo torinese contribuisce con competenze consolidate nell’energy-aware computing, nell’ottimizzazione dei carichi di lavoro basati su AI e nella gestione efficiente dell’energia nei data center: ambiti ormai centrali, mentre la crescita delle applicazioni di intelligenza artificiale impone di ripensare radicalmente il rapporto tra capacità di calcolo, consumo energetico e impatto ambientale.

«Questa collaborazione — osserva Marco Aldinucci, Delegato per l’intelligenza artificiale, l’open science e le infrastrutture dati per la ricerca — nasce da una convinzione chiara: l’AI del futuro non può essere separata dalle infrastrutture che la rendono possibile. Calcolo, energia, dati e sostenibilità devono essere progettati insieme fin dall’origine, dentro una logica di cooperazione internazionale. Per l’Università di Torino si tratta della naturale prosecuzione di un percorso avviato con HPC4AI e oggi sviluppato con il nuovo data center “Sustainable HPC4AI” di Grugliasco. Mettere queste competenze in relazione con partner africani significa rafforzare il ruolo della ricerca pubblica e contribuire a un modello di infrastruttura digitale più equo, sostenibile e aderente ai bisogni reali dei territori».

La sfida si fa ancora più stringente nei contesti in cui la disponibilità energetica è variabile e l’integrazione delle rinnovabili non è un’opzione, ma una condizione di sviluppo. In questo senso, il dialogo tra competenze europee e africane non è solo cooperazione: è un laboratorio reale, dove testare soluzioni in scenari complessi e generare nuova conoscenza.

Accanto all’Università di Torino operano partner italiani con competenze complementari: E4 Computer Engineering, specializzata nell’integrazione di sistemi HPC e AI; ENEA, punto di riferimento nella ricerca sui sistemi energetici e sulle fonti rinnovabili; InQuattro, attiva nello sviluppo di tecnologie avanzate di raffreddamento per infrastrutture ad alta densità computazionale.

Sul versante africano, la collaborazione coinvolge realtà come Horus Labs in Ruanda, Carnegie Mellon University Rwanda e Africa Compute Fund: attori impegnati nella costruzione di infrastrutture digitali innovative, capaci di connettere ricerca avanzata e bisogni concreti.

Tra i principali ambiti di ricerca emergono l’ottimizzazione energetica dei sistemi AI, la progettazione di architetture modulari e scalabili, l’integrazione delle energie rinnovabili nei data center, le tecnologie di raffreddamento per sistemi ad alta densità e i modelli di governance dei dati e delle infrastrutture.

L’iniziativa si inserisce nel quadro delle attività promosse dall’AI Hub, co-guidato dal Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, con l’obiettivo di favorire ecosistemi dell’intelligenza artificiale inclusivi e sostenibili.

Per l’Università di Torino, questo percorso rappresenta molto più di una collaborazione: è un banco di prova per ridefinire il modo in cui pensiamo le infrastrutture digitali. Le soluzioni che ne emergeranno potranno superare i confini geografici e contribuire a un nuovo modello di sviluppo dell’AI, in cui innovazione, sostenibilità e cooperazione non siano compromessi, ma condizioni strutturali.