Studiare il passato per costruire il futuro. È questa la direzione intrapresa dal Museo Egizio di Torino con ME-Scripta, il nuovo centro di ricerca dedicato allo studio, al restauro e alla digitalizzazione delle fonti scritte dell’Antico Egitto.

“Duecento anni fa il valore del museo era soprattutto nell’oggetto. Con Ernesto Schiaparelli è diventato centrale il contesto archeologico. Oggi investiamo nella ricerca, che è intangibile ma fondamentale”, spiega il direttore Christian Greco. “È ciò che permette a un museo di restare vivo. Senza ricerca, anche la conservazione rischia di chiudersi su sé stessa”.

Il progetto, sostenuto dalla Fondazione CRT con un investimento di circa 3 milioni di euro, punta a trasformare Torino in un polo internazionale per gli studi egittologici.

“L’obiettivo è attrarre studiosi da tutto il mondo, dai più affermati ai giovani in formazione, creando un ambiente di riferimento condiviso tra museo e università”, sottolinea la presidente della Fondazione CRT, Anna Maria Poggi. “Investire nella ricerca significa guardare al lungo periodo e alle nuove generazioni”.

Una visione condivisa anche dal mondo accademico. “Torino ambisce a diventare un centro internazionale per lo studio delle scritture e delle lingue del mondo antico, a partire dall’egittologia”, osserva Gianluca Cuniberti, prorettore dell’Università degli Studi di Torino.

Al centro del progetto non c’è solo la produzione di nuova conoscenza, ma anche la sua trasmissione. “Le competenze necessarie per leggere e interpretare lingue e scritture antiche non si conservano automaticamente nel tempo: serve una comunità di studiosi che continui a coltivarle e rinnovarle”, conclude Cuniberti.

Con ME-Scripta, il Museo Egizio rafforza così il proprio ruolo: non solo luogo di conservazione, ma laboratorio attivo in cui ricerca, tecnologia e formazione si intrecciano per tenere vivo il patrimonio del passato.